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01 Settembre 2026 · 8 min di lettura

L'approfondimento

Il discorso di Rachel Carson sul suo amore per l’oceano

Di Rachel Carson

Rachel Carson si sentiva alquanto a disagio nel ruolo pubblico che aveva assunto da quando "Il mare intorno a noi" aveva fatto di lei una celebrità. Non abituata a tenere discorsi, accettò con riluttanza di intervenire all’incontro con l’autore del “New York Herald Tribune”, dopo che Irita Van Doren, l’incontenibile editor di recensioni letterarie, l’aveva invitata a meno di un mese dalla pubblicazione del libro.

Carson per quell’incontro preparò un breve intervento sul mistero e il fascino del mare, e per riempire il tempo assegnatole si munì delle registrazioni idrofoniche dei suoni emessi da gamberi, cetacei e altre creature nelle regioni “di mezzo” del mare, materiali che aveva preso a prestito dalla Woods Hole Oceanographic Institution. Il suo discorso sull’antica evoluzione degli oceani del pianeta fu un grande successo e paradossalmente fece di lei un’oratrice molto richiesta, benché avesse parlato a voce così bassa che alcuni avevano faticato a sentirla.

In un’occasione Carson disse che a interessarla di più era sempre quello che si accingeva a scrivere, e non quanto aveva già scritto. Nel testo che segue (pubblicato in italiano in “Una favola per il futuro. E altre cronache dal mondo naturale”, a cura di Linda Lear per la traduzione di Isabella C. Blum), le sue osservazioni indicano come fosse già coinvolta nella ricerca per il libro successivo, sulla transizione della vita dal mare alla terraferma.

La gente sembra spesso sorpresa del fatto che una donna abbia scritto un libro sul mare. Trovo che questo valga soprattutto per gli uomini: forse si sono abituati a considerare i campi più emozionanti della ricerca scientifica come ambiti esclusivamente maschili. In effetti, non molto tempo fa, uno dei miei corrispondenti si rivolse a me con un “Egregio signore”, spiegandomi che, sebbene sapesse benissimo che ero una donna, proprio non gli riusciva di accettare la cosa. E comunque, anche quando si fanno una ragione del mio sesso, alcuni sono ulteriormente sorpresi nello scoprire che non sono un tipo di femmina-amazzone alta e imponente. Per il fatto di non essere quello che si aspetta la gente non ho scuse, ma forse posso dire due parole sul perché una donna – oltretutto una taglia media – sia diventata una biografa del mare.

A quanto pare, con un’attrazione per l’oceano io ci sono nata: per anni, prima che l’avessi mai visto, ci pensavo, lo sognavo e cercavo di immaginare come fosse. Amavo Swinburne e Masefield e tutti gli altri grandi poeti del mare. I pezzi che scrivevo per i corsi di composizione inglese avevano spesso un’ambientazione marina. Quando studiavo al college, una volta risvegliato l’interesse per la biologia, mi venne molto naturale specializzarmi in biologia marina. Il mio primo contatto prolungato con il mare lo ebbi al Woods Hole Marine Biological Laboratory: mentre ero la, non mi stancavo mai di osservare le correnti di marea riversarsi nell’Hole e le onde frangersi su Nobska Point dopo una tempesta. Fu sempre lì che scoprii la ricca letteratura scientifica sul mare. Va detto, pero, che le mie prime impressioni furono sensoriali ed emotive, e che la risposta intellettuale arrivo in seguito.

Illustrazione di Elisa Talentino per

Opera di ©Elisa Talentino per l’edizione illustrata di “Brevi lezioni di meraviglia. Elogio della natura per genitori e figli” (Aboca edizioni, 2023)

Ho scoperto di recente che moltissime altre persone hanno i miei stessi sentimenti verso l’oceano. Sono davvero numerosissimi quelli che mi hanno scritto per dirmelo. L’estate scorsa ho viaggiato lungo la costa del New England, raccogliendo materiale per un nuovo libro: oltre agli animali marini ho osservato anche gli esseri umani e sono rimasta profondamente impressionata da quello che ho visto. Ovunque c’erano persone che semplicemente si sedevano – o se ne stavano li in piedi – a guardare il mare senza dire una parola. Quali che fossero i loro pensieri coscienti, avevano chiaramente scritto in faccia l’incantesimo in cui erano presi. Ho cercato di analizzare alcune delle ragioni di questa attrazione.

Il mare è un luogo in cui si ha la percezione dell’enorme antichità della Terra. Sembra immutabile; invece, è in continuo mutamento. Stabilisce un legame tra il presente e gli esordi indistinti del tempo. Le stesse onde che guardiamo oggi dovevano rovesciarsi anche nei mari del Paleozoico. Suppongo che le acque superficiali dell’oceano siano molto simili a com’erano mezzo miliardo o un miliardo di anni fa, quando vi si agitavano le primissime forme di vita. E anche alcune delle nostre coste devono avere un aspetto abbastanza simile a quello di circa 300 milioni di anni fa, quando i primi animali approdarono sulla terraferma per intraprendere una vita nuova e bizzarra.

Mi è tornato in mente l’estate scorsa, quando mi trovavo in un punto particolarmente bello lungo la costa rocciosa del Maine. Eravamo arrivati lì attraversando una foresta di sempreverdi che aveva un suo particolare incanto. Tutti i suoi alberi, vivi e morti, erano drappeggiati del grigio argenteo di muschi e licheni. Ma era una mattina nebbiosa, e quando raggiungemmo le rocce sopra le onde, tra noi e la foresta c’era nebbia, cosi che non potevamo vedere altro che quelle imponenti rocce primordiali e il mare. Non fosse stato per la nostra presenza, la scena sarebbe potuta appartenere a uno dei ultimi periodi dell’Era Paleozoica. Alcuni degli animali aggrappati alle pareti delle pozze di marea avrebbero quasi potuto essere i pionieri provenienti dal mare: i primi ad avventurarsi sulla terraferma nel Siluriano.

Ecco dunque la particolare magia del mare: vi accadono cose emozionanti oggi, proprio come vi accadevano milioni di anni fa. L’evoluzione e l’adattamento delle creature ai nuovi ambienti non si sono fermati in tempi preistorici; sono tuttora in corso. Proprio quel giorno, solo qualche settimana fa, osservammo centinaia di animali marini, piccoli e poco appariscenti, nel bel mezzo di un grande esperimento – la transizione dalla vita marina a quella terrestre. Erano piccole chiocciole note come littorine. Sono certa che tutti voi le avete viste sulle coste rocciose, tra le linee di marea. In alcuni luoghi e difficile fare un passo senza calpestare le conchiglie color grigio sporco della littorina comune. Oggi questi molluschi stanno abbandonando il mare per trasformarsi in chiocciole terrestri. Uno per uno, stanno tagliando i lacci che le legano al mare; alcune hanno fatto più progressi di altre in questa direzione. Sulla nostra costa settentrionale atlantica vi sono tre specie di littorine. Una è ancora quasi completamente marina; vive giù tra le fucacee dove e sempre bagnata o almeno molto umida. Depone le uova sulle alghe e le forme immature si schiudono li e li si sviluppano. Un’altra specie, la littorina comune, si spinge di più sulla costa, fin dove arriva l’acqua con l’alta marea. Può sopportare una notevole esposizione all’aria: in effetti, ha sviluppato un tipo di polmone molto semplice per respirare fuori dall’acqua. E ancora dipendente dal mare, pero, giacche vi depone le uova, e tutte le chioccioline neonate devono passare il primo periodo della loro esistenza nuotando nelle acque dell’oceano. La terza specie, la littorina ruvida, è un animale quasi terrestre. Alcune di esse vivono in spaccature delle rocce dove si bagnano soltanto con gli spruzzi dei frangenti di tempesta. Possono vivere per una settimana o più senza alcun contatto con l’acqua. Hanno tagliato i legami col mare anche nel metodo di riproduzione: le forme giovanili vanno incontro a un completo sviluppo nel corpo della madre, emergendone come minuscole chiocciole in tutto e per tutto simili ai genitori, pronte per la vita adulta. Queste tre specie di littorine ci offrono quindi una splendida dimostrazione dello schema dell’evoluzione, cosi come ha avuto luogo in mare nel corso di lunghissimi periodi di tempo.

Questa è una parte del fascino dell’oceano. Soprattutto, però, il mare è un luogo di misteri. Uno alla volta, quelli di ieri sono stati risolti. La soluzione, pero, sembra sempre portarne con sé altri forse più profondi. Io dubito che gli ultimi misteri del mare, i misteri finali, saranno mai risolti. In effetti, accarezzo una speranza decisamente ascientifica, e cioè che non lo siano mai.

Un secolo è un periodo molto breve, eppure, soltanto cent’anni fa, gli esseri umani pensavano che nelle profondità oceaniche non potesse vivere nessuna creatura e che nelle acque nere degli abissi potesse esserci al massimo “qualche scintilla” di vita. Oggi naturalmente ne sappiamo di più.

 

Fig. 1: Littorine ruvide (Littorina saxatilis) in alto; Littorine comuni (Littorina littorea) in basso.

Fig. 2: Littorine lisce (Littorina Obtusata).

Fig. 3: Litorale: 1. Zona nera, 2. Zona delle littorine, 3. Zona dei cirripedi, 4. Zona delle fucacee, 5. Zona del muschio irlandese, 6. Zona delle Laminarie

Disegni © 1955 Robert W. Hines, pubblicati in Italia nel libro di Rachel Carson “La vita che brilla sulla riva del mare” (Aboca edizioni, 2022)

Il testo integrale del discorso, pronunciato a New York  il 16 ottobre 1951, a poche settimane dalla pubblicazione di Il mare intorno a noi, è disponibile nel volume Una favola per il futuro. E altre cronache dal mondo naturale, a cura di Linda Lear, traduzione di Isabella C. Blum, pubblicato da Aboca Edizioni nel 2023.
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