La videointervista
Silvia Bottani e Lorenza Ghinelli: dalla distopia all’utopia
Di Giovanna Zucconi, Silvia Bottani, Lorenza Ghinelli
La crisi climatica sconvolge vite, territori, orizzonti. E, finalmente, coinvolge l'immaginazione di artisti e scrittori. Nel romanzo "La roccia dalle radici di stelle", una coppia di autrici comincia raccontando un'alluvione che assomiglia a cataclismi reali. Poi però, per descrivere quanto era finora impensabile, apre al fantastico. E, forse, alla speranza.
La letteratura è in grado di aiutarci a interpretare e affrontare la crisi climatica? In che modo è possibile trasformare la distopia in cui siamo finiti in un’utopia?
Un dialogo con Silvia Bottani e Lorenza Ghinelli, a cura di Giovanna Zucconi, a partire da “La roccia dalle radici di stelle” (Aboca Edizioni 2025).
Riprese e montaggio di Alessandro Semplici.
Dal dialogo abbiamo estratto alcuni brani significativi. Eccoli.
SCRIVERE AL TEMPO DELLA CATASTROFE
Lorenza Ghinelli: “Abbiamo scelto di partire da uno di quegli eventi catastrofici a cui ormai ci stiamo abituando. A prescindere dal fatto di accettarlo o meno siamo dentro una distopia, e questa distopia è interessante: anche quando si discute su romanzi realisti e romanzi che invece non lo sono e sfociano magari nel fantastico. Oggi tracciare quel confine netto diventa impossibile. Noi siamo caduti di testa dentro una distopia e la distopia spesso ci vede completamente arresi davanti a quello che accade. Noi abbiamo scelto di partire da quel dato di fatto per provare a fare una nostra utopia, con la differenza che l’utopia esige il nostro essere attivi dentro alla storia”.
ROMANZI REALISTICI O ROMANZI DI GENERE?
Silvia Bottani: “Chi fa letteratura, chi fa narrativa, non è essenzialmente un cronista, c’è un tempo di gestione della realtà, di trasformazione in humus, in compost di quello che è il materiale della realtà e quindi siamo arrivati dopo 10 anni (N.d.R, : 10 anni dalla pubblicazione di La grande cecità di Amitav Gosh, che denunciava l’incapacità della letteratura di scrivere della crisi climatica) ad aver assorbito degli elementi della realtà che siamo riusciti a trasformare in un elemento narrativo. Ci siamo accorte che i generi rispondevano meglio al nostro bisogno di elaborare questo materiale così complicato e così sfuggente. Sono i generi – l’horror, il fantastico – che riescono non solo a farci porre le domande giuste, ma anche ad aprire il nostro immaginario, ad allenarlo e a farci intravedere delle strade che altrimenti non vedremmo”.
SCRIVERE A QUATTRO MANI
Silvia Bottani: “Era in assoluto la prima volta che scrivevamo insieme ed è stato sicuramente un azzardo. È un azzardo felice perché abbiamo scoperto che scrivere insieme significa non sommare due parti, ma far nascere una ‘proprietà emergente’, per usare una metafora naturale. E quindi la scrittura che è emersa da questo incontro è qualcosa che ha una sua una sua peculiarità: non è la mia scrittura, non è neanche quella di Lorenza e questo è stato per noi straordinariamente interessante.”
NON LIETO FINE, MA SPERANZA
Silvia Bottani e Lorenza Ghinelli: “Abbiamo la sensazione che ci sia un grande bisogno di avere delle narrazioni che restituiscano l’elemento della speranza. Ci tengo proprio a precisarlo perché non siamo ‘scrittrici da lieto fine’, non lo siamo mai state neppure nei nostri libri individuali, non crediamo neanche che ci sia bisogno di un lieto fine per rimboccarsi le maniche e provare a tracciare una direzione. Però della speranza abbiamo bisogno, della speranza abbiamo profondamente bisogno. E questi sono tempi così tetri e così bui dove l’unico modo per trovare la speranza è proprio quello di fare comunità, di tornare a parlarsi, di provare a raccontarci le nostre fragilità e le nostre paure”.



© Elisa Talentino