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Interviste

26 Giugno 2026

La videointervista

Mauro Ceruti: “Nessuno si salva da solo”

Di Giovanna Zucconi, Mauro Ceruti

È un momento di crisi, anzi di policrisi: ambientale, economica, bellica, energetica. Il filosofo Mauro Ceruti spiega come homo sapiens può farcela. Accettando la complessità. E fondando una Civiltà della Terra dove tutto è interconnesso e tutti sono (anzi, siamo) interconnessi.

In dialogo con Giovanna Zucconi, il filosofo della complessità Mauro Ceruti approfondisce lo scenario planetario e la possibile svolta dall’attuale traiettoria autodistruttiva. A partire da “Per una civiltà della Terra” (Mauro Ceruti, Francesco Bellusci, Aboca Edizioni 2026): un libro fondamentale, secondo Edgar Morin. 

Riprese e montaggio sono di Alessandro Semplici.

Dal dialogo abbiamo estratto alcuni brani significativi. Eccoli.

 

LA FILOSOFIA COME STRUMENTO PER CAMBIARE IL MONDO

“La mia passione è stata fin da ragazzo la filosofia. Non la filosofia rinchiusa nella torre d’avorio, ma come esercizio e laboratorio per imparare a osservare il mondo e a cambiarlo. La filosofia mi appare come la disciplina, l’atteggiamento più concreto in questo nostro momento di crisi. Perché in questo nostro momento di crisi abbiamo bisogno di capire, di pensare come un altro modo e un altro mondo siano possibili per evitare la catastrofe, per evitare le crisi, le policrisi dalle quali siamo accerchiati e dalle quali è messa in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. La filosofia è alla base della nostra politica.”

 

L’UMANITÀ È A UNA SVOLTA

“Viviamo un momento dell’intera storia dell’umanità, che ci pone nella necessità di una nuova metamorfosi.
L’umanità non è nata una sola volta, l’umanità è un divenire. La specie Homo sapiens sapiens, originatasi grosso modo 200mila anni fa, poi è nata più volte. L’essere umano è di fatto un divenire umano e per tutta una serie di circostanze, più delle volte prodotte dalla storia umana stessa, l’umanità si è trovata nella necessità e nella possibilità di rinascere per diventare umana nel nuovo contesto.
Oggi ci troviamo in una svolta radicale che è generata dalla rapidità e dalla intensità del progresso soprattutto tecno-scientifico.”

 

NUCLEARE E ANTROPOCENE: RISCHIO DI APOCALISSE?

“Due sono le grandi svolte che ci mettono, potremmo dire, in un crinale apocalittico, che ci mettono in una condizione esistenzialmente inedita. E sono due novità che segnano anche la nostra vita quotidiana, anche in queste ore.
La prima novità è emersa a Hiroshima nel 1945 quando si è conclusa la cosiddetta Seconda Guerra Mondiale, grande guerra civile europea.  Per la prima volta l’umanità, la specie Homo sapiens, è diventata una specie potenzialmente suicida. E questo come esito di un grande progresso nella conoscenza umana, forse della più grande rivoluzione cognitiva e scientifica che sia mai accaduta nella storia umana, la fisica quantistica, la fisica subatomica degli anni ’20, ’30, ’40 del secolo scorso. La disponibilità dell’arma nucleare fa sì che è emersa una nuova possibilità inedita, la possibilità dell’autosoppressione dell’umanità.
E l’altra grande svolta è quella che ha fatto sì che all’inizio di questo nostro nuovo millennio, esattamente nell’anno 2000, i geologi hanno dato il nome, hanno battezzato la nascita, hanno fatto l’ipotesi della nascita recente, di una nuova epoca nella storia della Terra, e quindi della storia umana, l’Antropocene.
Un’età della storia della Terra, e quindi della storia umana, in cui l’umanità è diventata una grande forza della natura, come le grandi forze della natura fisica, capace di avere un impatto tale da cambiare le condizioni della biosfera in modo tale, poi alla fine, per una sorta di nemesi, di non rendere più possibile la sopravvivenza della specie umana, dei grandi mammiferi.

PIÙ SAPPIAMO, MENO SAPPIAMO

Questi sono i due grandi temi antropologici, filosofici, politici, che ci obbligano ad avere oggi una grande conoscenza della nuova condizione umana, e una grande coscienza di quello che è la condizione umana oggi all’interno del nostro pianeta.
Conoscenza e coscienza non sono mai state così importanti come oggi, anche per dare un orizzonte alla nostra etica, alla nostra politica. Però nel contempo noi viviamo questo paradosso.
Più è necessaria questa conoscenza, più è necessaria questa coscienza, più abbiamo la disponibilità, grazie agli strumenti tecnologici di informazione di cui disponiamo, i cellulari che abbiamo nella nostra tasca, e più questa conoscenza e questa coscienza sono in qualche modo rimossi. E questa rimozione fa sì che, come in un colpo di coda della storia recente, rinascono atteggiamenti nei confronti della natura, nei confronti delle culture, che sono semplicemente anacronistici.
È la storia di questi giorni. Più siamo connessi e più ci frammentiamo e ci separiamo, più conosciamo e meno conosciamo perché le conoscenze di cui disponiamo sono frammenti, che quindi non consentono di interpretare il loro senso.
Più comunichiamo, meno comunichiamo. Più parliamo, meno ascoltiamo.”

TUTTO È CONNESSO

“La realtà va riconosciuta come complessa, cioè come tutta intrecciata.
Le grandi crisi di questi nostri giorni – la crisi della pandemia, la crisi del clima, la crisi della guerra e poi via via le crisi economiche, finanziarie, le crisi delle fonti energetiche di questi giorni, conseguenza della piccola guerra in Iran – che cosa ci hanno rivelato e che cosa ci stanno rivelando? Ci stanno rivelando la complessità del nostro tempo e del nostro mondo. Ci stanno rivelando che tutto è connesso e che nessuno si può salvare da solo. La reazione è la semplificazione invece. Di semplificazione moriremo, di riconoscimento della complessità potremo nuovamente vivere e rigenerare.”

“Un libro magistrale per affrontare la policrisi planetaria”
(Edgar Morin).

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